Scuola Secondaria di Primo Grado -Le Terze medie alle prese con il Decamerone.

Quest’anno dalla professoressa Fertoli ci è stato proposto di  leggere ad alta voce alcune novelle  del Decamerone Di Giovanni Boccaccio  per poterle poi proporre  ad un pubblico, durante l’evento cittadino che si chiama Bookcity e che quest’anno si è svolto a Milano dal 15 al 18 novembre. Non era un lavoro obbligatorio, è stato proposto a tutte le terze medie e ognuno poteva scegliere se partecipare o meno.  Leggere ad alta voce il  Decamerone è stato un lavoro molto coinvolgente ed  è stata un’esperienza molto significativa.  Questo lavoro è stato anche imprevisto per noi, non immaginavamo che per leggere un brano breve e abbastanza semplice, ci fosse bisogno di così tanto lavoro. Le lezioni di preparazione alla lettura ci hanno aiutato a migliorare ancora di più. L’incontro con Stefano Braschi, un attore bravissimo che è venuto ad aiutarci, ci ha nuovamente colpiti: accompagnata da  gesti semplicissimi la lettura era più efficace e più bella. All’inizio la domanda era come far sì che quando leggi gli altri ti capiscano, soprattutto se il testo è un po’ particolare e la lingua usata è l’italiano  del Trecento. Grazie  al lavoro abbiamo capito i punti principali: leggere piano, scandire le parole dando ad ognuna grande peso, seguire con l’intonazione la sintassi del testo. È stato anche un lavoro personale perché la prof. ha assegnato a ciascuno  una parte e poi, con grande pazienza, ognuno è stato aiutato e questo ci ha fatto sentire coinvolti. Le storie che abbiamo letto erano tre una completamente diversa dall’altra, ogni classe ne leggeva una, tutte e tre erano bellissime e grazie ad esse abbiamo conosciuto testi di un’altra epoca e di un grande autore come Giovanni Boccaccio. Poi è arrivato il giorno in cui dovevamo mostrare il nostro lavoro, eravamo pronti, ma sorgevano lo stesso molti dubbi e preoccupazioni. L’evento si è svolto il 17 novembre al Teatro Franco Parenti, uno dei più importanti di Milano e ci siamo sentiti partecipi di una avventura più grande di noi.   Nonostante il testo fosse complesso, nonostante servisse molta preparazione in orari di scuola, noi abbiamo dato tutto. Questa fatica sicuramente è stata utile: eravamo tutti felicissimi. I nostri genitori, i professori, Stefano Braschi e la professoressa Fertoli erano molto soddisfatti e orgogliosi, abbiamo appassionato molti ascoltatori!

Queste le nostre osservazioni:

“Una cosa particolare  è che la novella  che mi è piaciuta di più e quella di Chichibio, questo è strano perché all’inizio era  quella che mi piaceva di meno rispetto a quella di Nastagio degli Onesti e a quella di  Federigo degli Alberighi. Credo che mi sia piaciuta di più perché è quella che ho letto io e quindi sono riuscita ad immedesimarmi nella storia” SGARRA MARTA

“Il giorno in cui avrei dovuto leggere davanti ad altri non mi sentivo sicura, avevo paura di sbagliare, di incespicare, di non scandire bene ogni parola, ma alla fine è andato tutto bene”. VANZANI CATERINA

“Quando sono arrivata a teatro avevo un po’ di paura di dimenticare cosa dire, ma quando ho iniziato a parlare ho perso ogni dubbio”.  LETTIERI MADDALENA

“Quando eravamo a teatro, mi ero molto spaventata per tutta la gente che c’era, ma poi leggendo è come se tutto il resto fosse sparito, eravamo solo io e il testo”. SGARRA MARTA

“C’è stato un imprevisto e abbiamo dovuto cambiare il luogo di lettura, ma non ci ha fermati tutto è andato benissimo. La cosa più importante è che abbiamo dato tutti noi stessi perché l’evento venisse bene.

Leggere mi è sempre piaciuto, per questo mi sono offerta, non leggo spesso ad alta voce leggo per me e sono consapevole di non essere bravissima anche perché sono abbastanza timida, ma lo rifarei”. VANZANI CATERINA

“Mi ha aiutato molto il fatto di avere le mie amiche a lavorare con me. All’inizio pensavo che sarei stata  solo io, ma grazie alla loro presenza è stato tutto più bello e divertente”. SAMSA MADDALENA

“ Questa esperienza mi è piaciuta anche perché ho potuto un po’ essere la protagonista di questo lavoro, lo eravamo tutti, ma poiché  della mia classe eravamo in cinque, ci siamo sentiti più partecipi”. SGARRA MARTA