
Una giornata al Memoriale della Shoah per fare memoria
Pubblichiamo un breve racconto, corredato da citazioni prese dagli elaborati di alcuni alunni, sull’esperienza intensa e profondamente educativa che gli studenti delle classi terze della Scuola Mandelli Rodari hanno vissuto visitando il Memoriale della Shoah di Milano, situato presso il celebre Binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Un luogo carico di memoria, da cui durante la Seconda guerra mondiale partivano i treni che deportavano ebrei e oppositori politici verso i campi di concentramento nazisti, tra cui Auschwitz.
Appena entrati nel Memoriale, gli studenti sono stati colpiti da una parola scolpita nella pietra: “Indifferenza”, voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre. Come descrive una studentessa:
“[Liliana Segre] riesce a sopravvivere, e, tornata a casa senza più il padre, capisce il significato della parola indifferenza, ed è qualcosa che c’entra con ciò che lei ha vissuto. Questo perché tutti i cittadini milanesi erano a conoscenza di ciò che avveniva sotto la loro stazione, sapevano che ciò che i nazisti facevano erano cose ingiuste, eppure “decidevano di girarsi dall’altra parte”, cioè rimanevano indifferenti. Se dovessimo spiegare il significato del termine “indifferenza”, sarebbe proprio questo l’esempio giusto da fare: persone che notano il male, l’ingiustizia, ma decidono di fare finta di niente.”
Il percorso ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi concretamente alla storia. Nel sotterraneo della stazione hanno potuto osservare i vagoni merci simili a quelli in cui venivano caricati i deportati. Qui uomini, donne e bambini erano costretti a viaggi lunghissimi in condizioni disumane: “essi erano costretti a rimanere ammassati, al buio, in condizioni igieniche terribili, e il viaggio a volte durava addirittura sette giorni, senza nemmeno una sosta per prendere una boccata d’aria.”, scrive uno studente.
Un dettaglio ha colpito in modo particolare la classe: il cartello accanto al montacarichi che trasportava i vagoni in superficie, con la scritta “vietato il trasporto di persone”. Una contraddizione che fa riflettere. Come osserva un’alunna: “mi sembra scontato che non si possano trasportare uomini come merci, ma per quell’ideologia gli ebrei non erano più considerati uomini, bensì oggetti”.
Il momento più emozionante è stato davanti al grande muro con i nomi dei deportati partiti da quel binario. Centinaia di nomi scorrono uno dopo l’altro: uomini, donne, bambini. Solo pochi sono evidenziati come sopravvissuti. “Solo sette, tra più di settecento persone, sono sopravvissute… i loro sono gli unici nomi di color arancione tra un mare di nomi neri”.
La visita si è conclusa con la visione di testimonianze dei sopravvissuti, che hanno aiutato gli studenti a comprendere non solo la tragedia della deportazione, ma anche l’importanza delle scelte individuali.
“Dopo la visita mi sono chiesto il motivo dell’indifferenza dei milanesi di fronte a ciò che accadeva. La risposta che mi sono dato è che essi non hanno avuto il coraggio di opporsi. Grazie agli insegnamenti che ho ricevuto fin da piccolo, ora penso di essere in grado di riconoscere quando una persona commette delle ingiustizie solo per acquisire più potere. Inoltre mi hanno insegnato che quando ci si trova davanti ad un torto, se si ha la possibilità di agire o di aiutare chi lo sta subendo, bisogna sfruttarla e fare qualcosa. Se quelle persone avessero unito le forze per salvare gli ebrei, probabilmente non ne sarebbero morti così tanti.”
Questa esperienza non è stata solo una lezione di storia, ma un momento di crescita civile e umana.
“Ciò mi ha fatto capire meglio la situazione di quegli anni, facendomi immedesimare, e soprattutto mi ha fatto comprendere cosa è capace di fare l’uomo, che può compiere il male, scegliendo l’odio e la violenza. Abbiamo capito, però, grazie a dei video, che ci sono stati invece uomini che non sono rimasti indifferenti, ma hanno aiutato e rischiato la propria vita, mostrando invece il cuore grande che ogni uomo ha, un cuore capace di scegliere il bene.”
Ed è proprio questo il messaggio che gli studenti della Mandelli Rodari portano con sé: ricordare il passato per fare memoria ogni giorno di stare di fronte alla realtà senza essere indifferenti.

