
Campagna Tende Avsi: un’occasione di apertura per i ragazzi delle medie
Martedì 2 dicembre abbiamo fatto un incontro con un missionario di Avsi: Antonino Masuri. Lui ci ha raccontato che Avsi è un’associazione nata nel 1972, che aiuta i poveri.
La frase che li accompagna quest’anno per la campagna Tende è: “La pace è una via umile. Percorriamola insieme”.
Mi ha colpito proprio tanto sentire il racconto di alcuni bambini, abbandonati dai genitori, che sono dovuti andare a vivere per strada mangiando spazzatura.
Un’altra cosa che ci ha detto Masuri è che in Kenya alcuni bambini vanno a cercare cose per vivere in una discarica e alcuni sono stati perfino risucchiati dalle montagne di spazzatura.
Quando Masuri ha detto queste cose mi sono molto rattristato perché noi viviamo bene e vogliamo sempre qualcosa di più, invece quei ragazzini mangiano spazzatura e hanno case fatte di lamiere.
Ci ha raccontato che Avsi non aiuta soltanto questi bambini ma anche gli adulti facendo diverse iniziative: procurare il cibo a chi non lo ha, costruire centri per curarsi, scuole o cercare di dare un lavoro a tutti.
Ma non è facile, perché bisogna anche combattere contro le alluvioni o i disastri naturali che qualche volta distruggono tutto.
Questo incontro è stato molto interessante perché ho scoperto che il mondo non è uguale per tutti: alcune persone vivono bene e altri hanno bisogno di aiuto e sostegno dalle persone che possono aiutarle.
Ho capito che io devo ringraziare sempre perché ho tutto, e che posso anche io aiutare nel mio piccolo chi non vive in una situazione fortunata come la mia.
Gabriele Gemelli
L’incontro con il missionario di AVSI, Antonino Masuri, è stato per me un punto di riflessione.
Mi ha colpito particolarmente come i bambini poveri, in questo caso in Kenya, continuino a credere che Dio è presente, pur essendo in condizioni di vita pessime; c’è chi vive nelle baraccopoli e chi cerca cibo anche nella spazzatura pur di non morire di fame.
I bambini ringraziano di andare a scuola, cosa che spesso ci sembra noiosa, ma per loro, come dovrebbe essere per noi, avere un letto dove dormire, una sedia dove sedersi, un piatto dove mangiare e una casa con una porta e una finestra è già una grande fortuna e ricchezza.
Tutti i missionari aiutano i bambini poveri, anche quelli in situazioni molto gravi, come quelli orfani senza una famiglia, ad essere felici e se stessi.
Mi ha colpito anche che una persona, in questo caso Antonino Masuri che è venuto a raccontarci di quello che vede ogni giorno, riesca a decidere che nella propria vita quello che vuole è aiutare gli altri.
Per fare questo lavoro devi essere sempre disponibile, anche ad andare dall’altra parte della città, oltrepassando strade ricoperte di spazzatura e buche da cui non è più possibile uscire.
Caterina
Uganda 2025: questo è uno stato dell’Africa centrale, con un paesaggio fertile e verdeggiante. È un paese che si deve ancora modernizzare, e presenta ancora moltissimi villaggi con case fatte di fango, argilla e tetti di paglia: la popolazione è divisa in cinquantasei tribù, ognuna con una propria danza, ognuna con uno stile di vita diverso.
Uganda 2025: le donne povere, segnate dal terribile fenomeno dei bambini – soldati, devono spaccare sassi tutto il giorno per mantenere la famiglia. Spesso, infatti, oltre ad avere i loro figli accolgono degli orfani in casa loro e vivono in delle case lunghe quattro metri per quattro, con i loro mariti che talvolta si ubriacano e le picchiano.
Uganda 2016: Andrea Nembrini arriva a Kampala e diventa preside della scuola Luigi Giussani fondata nella periferia della capitale da un gruppo di donne ammalate di HIV, che, grazie all’infermiera Rose e a Don Giussani, hanno riscoperto il vero valore della vita e affrontano questo contesto difficile con il sorriso.
“In Uganda avevano uno stile di vita diverso dal nostro e mi si proponevano quindi due strade: tornare in Europa per questo loro strano modo, oppure amarli e accettarli per quel che sono. E per fortuna ho scelto questa seconda opzione” dice Andrea a noi studenti della terza media Mandelli Rodari, che l’abbiamo incontrato qualche giorno fa. Andrea si è infatti ritrovato catapultato in una civiltà diversa dalla nostra, dove i bianchi sono venerati e si pensa che portino fortuna, dove talvolta si preferiscono gli stregoni agli ospedali, dove bambini muoiono di fame, e la prospettiva di essere nutriti due volte al giorno è tra i sogni più belli, dove è normale che i professori picchino i bambini per educarli. Ecco, qui Andrea si è sentito a casa, e adesso, dopo nove anni che è lì, si sente meglio che in Italia, soffre a star lontano da quella scuola.
Quella scuola è stata creata grazie al grandissimo impegno delle donne del quartiere, le quali si sono messe a fabbricare 48000 collane per poter trovare i fondi necessari, appena hanno capito che il valore di ognuno è infinito, anche se è una persona malata di AIDS, anche se è povera. Esse hanno riscoperto il valore dello stare insieme, del vivere, e del conservare il sorriso, continuamente, anche nei momenti di fatica. A me ha colpito particolarmente quando Rose, l’infermiera che aiuta queste donne, voleva che si costruisse un ospedale con i soldi ricavati, mentre loro hanno insistito per una scuola, perché era un luogo di incontro, oltre che un posto dove si impara. In questo contesto di difficoltà, si è trovata la speranza, e questo fuoco non smetterà di espandersi: proprio come quando, nell’antichità, per una richiesta di aiuto, il paese accendeva un fuoco e, appena vista la fiamma, un altro luogo più lontano accendeva un altro fuoco e così via, finché non si arrivava alla destinazione. Ecco, anche se quel fuoco verrà spento, ne avrà accesi tanti altri che non si potranno più fermare. Ecco, all’incontro è stata raccontato a tutti noi di questa “difficile speranza”.Marta Grotti
