Scuola Primaria – A Roma con le quinte

“Apriti a cose grandi”

Roma  26 e 27 febbraio 2019  – Classi quinte

La gita tanto attesa è arrivata! In questi giorni abbiamo avuto la possibilità di capire un po’ di più la GRANDE storia della civiltà romana: abbiamo ascoltato la storia di alcuni uomini, capito come vivevano, quali erano i loro pensieri, i loro desideri e le loro preoccupazioni, abbiamo visto le GRANDI opere che hanno costruito. Abbiamo ripercorso un tratto della storia che ha dato origine alla storia della nostra Italia e di ciascuno di noi.
Abbiamo visto come la storia di Roma si è intrecciata con il messaggio cristiano, grazie soprattutto alla GRANDE testimonianza di Pietro e Paolo che da Gerusalemme si sono recati a Roma dove hanno subito il martirio. La vita cristiana ha avuto la sua origine in Terra Santa, ma la sua consistenza e permanenza nei secoli è avvenuta grazie al papato di Roma.

 L’incontro con il Papa

Verso le 8.30, percorrendo alcune strade romane sui sette colli, siamo arrivati in Piazza San Pietro. L’atmosfera intorno a noi era bellissima! Appena entrata mi sono sentita dentro un abbraccio che mi ha accolta e che accoglie tutto il mondo!… E finalmente… Ecco! Il papa si dirige, facendo un giro in piazza, verso di noi, io emozionata e, con ansia, lo aspetto per poi fare belle e tante foto da portare alla mia famiglia. Passando lo saluto e lui mi guarda con un volto pieno di gioia…
Teresa

… Abbiamo camminato tanto per arrivare in Piazza San Pietro ma d’altronde per una buona causa. La prima cosa che ho visto entrando nella piazza è stato il grande abbraccio del colonnato che mi è sembrato immenso, mi sembrava stesse abbracciando tutti quei cristiani che erano venuti per il Papa da tutto il mondo. … quando ho guardato il Papa mi sembrava contento e fiero di ciò che stava facendo per tantissimi cristiani, con la mano salutava e guardava tutti. Dopo un po’ ha iniziato a parlare e la frase che più mi ha colpito è stata: “Dio è come quelle mamme a cui basta uno sguardo per capire tutto dei figli”. Questa frase mi è piaciuta soprattutto perché io mi rispecchio e anche perché mia mamma, se le sto nascondendo qualche cosa, mi scopre sempre…
Angela

Papa Francesco ha parlato della preghiera del Padre Nostro, che è l’unica preghiera che ci ha insegnato Gesù, ha detto che le prime tre frasi sono riferite al “Tu” e nelle ultime tre frasi c’è sempre la parola “noi”. La cosa che mi ha colpito di più del discorso è quando ha detto che il Padre Nostro sa già di cosa abbiamo bisogno prima che glielo chiediamo…
Maria

… Alla fine del discorso del Santo Padre ci siamo sforzati a cantare tante e tante canzoni, per far sì che il Papa scendesse giù a salutarci per l’ultima volta. …Ci siamo anche inventati degli inni, ad esempio “Noi non ce ne andiamo, se non ti salutiamo” oppure “Papa Francesco, vieni da noi”. È stato bellissimo e per fortuna il Papa ci ha ascoltati, e finalmente è venuto giù a salutarci per l’ultima volta. Eravamo tutti molto felici e quando il Santo Padre è passato da noi ho sentito dentro il mio cuore tanta gioia e gratitudine…
Teresa

Visita alla Basilica di San Pietro e alla Cappella Sistina

La Basilica di San Pietro è molto importante perché nei sotterranei della chiesa c’è il corpo di San Pietro. I papi che si susseguirono vollero essere sepolti vicino al sepolcro di San Pietro. Appena siamo entrati sono rimasta impressionata dalla precisione a dalla bellezza di ogni particolare della chiesa. Ogni cosa era posizionata ordinatamente. L’aspetto che mi ha colpito di più della Basilica è stato il baldacchino del Bernini. Esso era formato da quattro colonne altissime e maestose, fatte di bronzo. Queste costruzioni erano decorate da foglioline d’oro che andavano verso l’alto a spirale. Sono rimasta molto colpita perché ho pensato a che fatica, pazienza, tempo e precisione ha avuto Bernini per costruire questa meraviglia. Dopo mangiato siamo andati a visitare la Cappella Sistina nel Palazzo apostolico del Vaticano. Quando ho messo piede nella cappella ho alzato la testa e ho visto affrescate le meravigliose e più importanti tappe della storia dell’uomo… Il particolare che mi ha colpito di più è stato il dipinto della creazione dell’uomo. Dio aveva il dito in avanti e la stessa azione la svolgeva Adamo. Queste due dita non si toccavano perché quel poco sazio che c’era tra di esse dimostrava la libertà dell’uomo donata da Dio. Il creatore era avvolto da una schiera di angeli ed era illuminato. Adamo era bello e forte ed era circondato da una bellezza infinita, perché l’Onnipotente ci ha donato tantissime meraviglie. Il dipinto era al centro del soffitto, chissà che fatica ha fatto Michelangelo per dipingere così in alto. Mi ha colpito molto l’affresco della creazione perché lo spazio tra le due dita è la realtà, cioè che noi possiamo usare la libertà che ci ha donato Cristi o per il male o per il bene.
Maria Chiara

Visitando i siti archeologici di  Ostia e del Colosseo i bambini si sono immaginati di vivere nell’antica Roma…

Ave! Sono Iulius. Sono un colono romano e sono di Brindisi. Sto risalendo la Via Appia, e sono a meno di un miglio da Roma. L’ultimo cippo miliare l’ho visto uno o due minuti fa. Secondo le meridiane, qui sparse in giro, il terz’ultimo cippo miliare l’ho superato intorno al mezzodì, perciò, bene o male, raggiungerò Roma venti minuti dopo il mezzodì. Dovrò aspettare 10 minuti e scoccherà la campana delle terme, così potrò darmi una bella lavata e finalmente andare in un bagno pulito…
Davide

Io sono Claudia e sono la figlia di un senatore. Vivo in una domus non lontana da Tevere, ai piedi del colle Capitolino. Oggi è un giorno speciale perché io e la mia famiglia andiamo al Colosseo a vedere i ludi…è un imponente monumento realizzato ad archi in marmo e perfettamente simmetrici, esso spicca ai miei occhi e mi lascia affascinata… Poco dopo si sente la folla che acclama l’arrivo dell’imperatore e dei gladiatori. Due uomini alti e possenti si posizionano all’estremità del “campo di battaglia”, … Inizia il combattimento, entrambi i combattenti sfoderano il gladio e si lanciano sull’avversario. È una lotta molto avvincente perché nonostante abbiano dei tagli nessuno ha intenzione di mollare. Dopo circa dieci minuti di lotta bruta un gladiatore cade a terra e non si rialza, non è morto ma è ferito gravemente.  È il momento del voto: il poveretto secondo me è stato bravo e coraggioso ma non è quello che pensa la folla: tutti portano il pollice alla gola per dire che deve essere ammazzato, ma l’ultima parola va all’imperatore. Troppa tensione! Il Colosseo sembra diventare scuro, le gambe non mi sorreggono più, ma l’imperatore alza il braccio per far capire che il ferito non sarà ucciso…
Claudia

Sono una cittadina di Ostia, sono una patrizia e abito in una Domus. La mia casa è molto bella. L’atrio è grande e spazioso, e il soffitto è quasi completamente aperto. Le cisterne che si riempiono dal soffitto sono molto capienti e per questo posso permettermi delle piccole terme dotate unicamente di frigidario e calidario. La parte della casa che preferisco è il peristilio, molto grande e pieno di piante. Nel peristilio ci sono fontane con statue giochi d’acqua e un pozzo profondo. È circondato a portici con colonne decorate. Dal portico si aprono le stanze private. La mia camera è grande con affreschi e oggetti preziosi in bronzo. C’è anche un’altra camera, anch’essa ricca di affreschi, nella quale si trova anche una statua di marmo. Infine c’è anche una stanza per gli ospiti, meno sontuosa, ma anch’essa ricca di oggetti preziosi. Un corridoio ricco di marmi, affreschi e tappeti, collega le diverse stanze. Su di esso si apre una piccola porticina che porta alla stanza della cucina. Essa è dotata di una sola, piccola finestra in modo da non essere notata. Dalla cucina si aprono passaggi e corridoi poveri che portano alle stanze della servitù, ben nascoste ai visitatori. Infine c’è un orto piccolo e pieno di fiori, qui si trova il Triclinium, la stanza più ricca e arredata della città. Nel Triclinium c’è un tavolo lunghissimo, spesso colmo di cibo dove accogliamo e mangiamo con gli ospiti…
Agata

Mi chiamo Augusto, ho due figli, Ottaviano e Sisto, faccio il legionario. La mia posizione nell’esercito romano è molto importante, sono un velites. Il mio esercito ha una disposizione a “testuggine”, di solito, cioè ci mettiamo tutti a quadrato, i soldai ai lati alzano gli scudi per coprire il corpo, mentre quelli in centro alzano gli scudi a coprire il capo. In questo modo gli avversari non possono trafiggere gli uomini e non possono colpire con le frecce. È l’alba, mi sveglio, c’è un vento tiepido che mi scompiglia i capelli, i miei compagni si stanno preparando. Mi inizio a vestire, mi metto la lorica, una maglia corta, il cassis, l’elmo, le caligae, i sandali, il pilum, il giavellotto, il gladius, una spada, il pugio, un pugnale, lo scutum, lo scudo. Sono pronto, il comandante mi chiama e mi dice di radunare l’esercito e di prepararci per la battaglia… Il generale ci ha disposto a “cuneo”, a freccia, in modo da sfondare l’esercito avversario. Il corno suona nuovamente e la battaglia inizia, siamo stracarichi, partiamo all’attacco e io grido di abbassare i giavellotti, lo fanno tutti e sfondiamo gli avversari, abbiamo la vittoria in pugno. …
Giacomo